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L’Ospedale Grande e Nuovo per quanto ubicato in un sito architettonicamente importante e ornato di quadri e di stucchi, mostrava tuttavia parecchie carenze: molti ambienti erano umidi e poco aerati, e tutto l'edificio era insufficiente rispetto alle nuove esigenze: a quel tempo gli ospedali non si limitavano a curare gli ammalati, ma dovevano anche dare alloggio ai pellegrini, sfamare gli indigenti e assistere i moribondi.

La vita interna del nosocomio era regolata da diciannove capitoli redatti dallo stesso frate Giuliano Majali ed emanati il 5 gennaio 1442. In virtù di queste norme ogni anno, il giorno di Pentecoste (dichiarato festa di lu Hospitali), l’Universitas di Palermo eleggeva tre rettori o priori con compiti di vigilanza e denuncia di ogni eventuale carenza amministrativa e assistenziale.

Spettava al Senato eleggere il Tesoriere, l’Ospedaliere (una sorta di direttore generale che abitava a Palazzo Sclafani), due medici (uno fisico e uno chirurgo), il barbiere –salassatore– cavadenti, lo speziale (farmacista), l’archivista, il dispensiere, il procuratore degli introiti, l’avvocato, il sacerdote che fungeva anche da notaio (per accogliere eventuali lasciti testamentari a favore dell’ospedale) e la balia dei trovatelli abbandonati nell’apposita ruota del nosocomio.

 L’assistenza ai malati era assicurata  dai componenti laici di varie confraternite religiose. Fra i loro compiti c’era anche quello di aiutare a ben morire gli ammalati dell’ospedale. Non a caso nel nuovo nosocomio spiccava il quadro “Il Trionfo Della Morte” con il funereo cavallo che tutto travolge.

(cfr. G. Oddo: Cenni storici sull’Ospedale Civico e Benfratelli, G. di Cristina, M. Ascoli - Palermo - carta dei servizi)